venerdì 28 novembre 2008

ARIA!

alleottosialzaprendeilgiornaledallabuchettadelleletterefacoloazione
ladocciasivestescendeprendelabicivaallavorotelefonafabrigapoiilpranzofuori
ilcaffèacasalavoramendaconloyogurtuntèlavoraancoraunpo'sevabeneunaperitivofuori
pioveèfreddoèbuioèinvernoètristemegliostareincasacenalamusica
unlibrooradiandarealetto.
e di nuovo

alleottosialzaprendeilgiornaledallabuchettadelleletterefacoloazione
ladocciasivestescendeprendelabicivaallavorotelefonafabrigapoiilpranzofuori
ilcaffèacasalavoramendaconloyogurtuntèlavoraancoraunpo'sevabeneunaperitivofuori
pioveèfreddoèbuioèinvernoètristemegliostareincasacenalamusica
unlibrooradiandarealetto.
sentiva che cominciava a mancarle l'aria.

e di nuovo
.....

aria
aria
aria
asia
sole
respirare
vedere lontano
deserto bianco, white sands
orizzonte infinito
altre lingue
altre facce
aria
aria
aria
un volo
vola via via via
paura di essere già morta, che il tempo vada già per le sue, abbia cominciato a dimenticarsi di lei, di lei che lo cominciava a vedere da lontano.

ps. Cerco in rete la scena di Marianne Feithfull, nel film Intimacy, al parco, su una panchina, che dice: "io sono morta tanto tempo fa". YouTube questa volta non aiuta. Chi mi aiuta?

venerdì 21 novembre 2008

Intervista a David Grossman


Due ragazzi, Avram e Ilan, e una ragazza, Orah, sedicenni confinati in un ospedale dimenticato dal mondo. Fuori, la guerra, l´ennesima d´Israele, quella dei Sei giorni, del 1967. In più di settecento pagine si arriva a oggi, in un lungo racconto sull´amore al tempo della guerra. È l´ultimo romanzo di David Grossman, "A un cerbiatto somiglia il mio amore" e stasera (ore 21) lo scrittore israeliano lo presenterà all´Arena del Sole, intervistato da Giovanna Zucconi (incontro a cura di Librerie. coop). Alle 17.30, Grossman sarà alla Feltrinelli di piazza Ravegnana per firmare copie del libro.Insieme a Oz e Yehoshua, Grossman fa parte di quel trio letterario che negli ultimi decenni ha raccontato al mondo un paese complesso come Israele. Con loro in questi giorni è promotore di una nuova formazione politica, una «Cosa» della sinistra israeliana. «È una mossa molto importante per dare una scossa alla sinistra israeliana, soprattutto in vista delle prossime elezioni», racconta lo scrittore in Italia anche per presentare il film «Qualcuno con cui correre», tratto dal suo romanzo, ora nelle sale italiane.

Signor Grossman, che rapporto ha con la politica?

«Sono riluttante a partecipare a qualsiasi gruppo politico e non ho la tessera di nessun partito. Mi sento come il pazzo sulla collina della famosa canzone (The fool on the hill dei Beatles, ndr.): mi trovo meglio a essere colui che da una posizione al di sopra delle parti abbaia, grida, senza mai unirsi al coro. Uno scrittore che si unisce al coro indebolisce la sua voce. Tuttavia, le prossime elezioni israeliane sono cruciali per il futuro d´Israele, quindi è necessario anche da parte mia avere un ruolo più attivo».

Il suo romanzo ha un inizio folgorante: un dialogo serrato tra due persone che non ci vengono presentate, subito al cuore dell´argomento. Come è arrivato a questo incipit?

«È l´infatuazione che ho da sempre per i radiodrammi ad avermici portato. Vi partecipavo sin da bambino e ne ho scritti tanti nella mia carriera. Avram, uno dei personaggi della storia, è un appassionato, tanto da prevedere che la radio nel tempo avrebbe soppiantato la televisione. Oggi sappiamo che non è stato così, tuttavia io continuo ad amarla molto perché lascia più spazio all´immaginazione».

Orah ad un certo punto parla della guerra come di una `sfera indistinta´: un attentato di qua, un omicidio di là attraverso cui lei passa senza voltarsi indietro. È questo il sentire degli israeliani?

«Può sembrare che ci sia indifferenza nei confronti di una guerra che dura da cent´anni, ma è un´illusione data dalla disperazione di sentirsi condannati a una guerra che non sembra finire mai. In questi cento anni non c´è stato un solo giorno senza un morto o un ferito. Questo ci conduce a una sorta di fatalismo pericoloso, lontano dal pensiero che ci sia un´alternativa per cui battersi».

I suoi libri hanno in primo piano le vicende del suo paese. La letteratura può aiutare a capire la situazione israeliana?

«Può aiutare più dei mass media perché aiuta ad andare oltre gli stereotipi, a mobilitare le emozioni più profonde. Lo dimostra un aneddoto: ogni volta che Shimon Peres andava in visita a un paese straniero si informava tramite i rapporti ufficiali ma anche leggendo un paio di romanzi esemplari di quel paese. Il meccanismo dell´identificazione coi personaggi letterari ci aiuta a capire di più».

La giovane letteratura israeliana mostra lo stesso impegno civile?

«Non proprio, forse per quella disperazione di cui parlavo prima. Autori della mia generazione o delle precedenti sono cresciuti sentendo la responsabilità e il dovere di correggere la situazione. Tuttavia, va sempre ricordato che al sopra di ogni guerra esistono esseri umani alle prese con le loro emozioni primarie, come l´amore, il sesso: non è detto che uno scrittore debba a tutti i costi rifarsi all´attualità».

Il libro si chiude con il ricordo di suo figlio Uri morto in Libano nel 2006 durante una missione militare. In che modo la scrittura ha aiutato lei a trovare una ragione in questa tragedia?

«Scrivere crea sempre per me un luogo in cui posso vivere. Tornare a scrivere mi ha permesso di ritrovare il mio posto, anzi un nuovo posto dopo quanto successo, un luogo dove la vita aveva ancora un senso, un gusto. E dove anche il dolore poteva avere un senso».


Mia intervista a Grossman, da Repubblica del 21 nov. 08

domenica 16 novembre 2008

senza titolo

Wish me luck,
no good luck
No bad luck,
just wish me luck

mercoledì 5 novembre 2008

In treatment: dentro o fuori

Un'unica stanza con un divano consumato e una altrettanto vecchia poltrona. Due porte: una per l'ingresso, l'altra per l'uscita. Si entra da una parte, si esce dall'altra per non rischiare di incrociare il paziente successivo. Un bagno, protagonista occulto di molti fatti cruciali. Quattro pazienti, uno per ogni giorno della settimana: Laura l'anestesista il lunedì, Alex il reduce dell'Iraq il martedì, Sophie la promessa olimpica il mercoledì, Jake e Amy, la coppia, insieme il giovedì. C'è anche Paul, l'analista, il venerdì paziente lui stesso da Gina, sua vecchia trainer.
La racconti così e t'immagini che non succeda nulla. Solo gente che parla, parla, piange, parla, parla, a volte, anzi spesso, si arrabbia. Tuttavia, come succede tra le quattro mura dell'analista, di lì passa il mondo. Quello vero, nonostante le forzature della fiction, nonostante le incongruenze che a volte ci sono.
Da lì passa il mondo con le sue contraddizioni: nessuno è mai completamente buono o completamente cattivo, ha del tutto ragione o del tutto torto. Neanche Paul, l'analista, che si fa carico della vita dei suoi pazienti. Non solo per professione ma nemmeno per amore di carità, umanità. Puah! E' che Paul è uno di loro: vive nel mezzo di un casino, fa fatica, si dimena, ha senno, certo, ma anche passione. E quanta rabbia, lui come gli altri cinque. "Meglio di Bergman", ha scritto Grasso sul Corriere. "Brilliant", per dirla come direbbero loro, gli americani.
A proposito, parliamo di "In treatment": o sei dei nostri, o sei fuori. Sorry.
Alla faccia delle serie su carabinieri, poliziotti, preti, finanzieri, guardiacaccia, metronotte e custodi a vario titolo: da noi è il villaggio. Non quello globale, però, quello del sabato.

martedì 4 novembre 2008

Gli uomini preferiscono....ma cosa preferiscono?


Astuta, misteriosa, seduttiva....

....ma perchè gli uomini non li danno con le istruzioni per l'uso?

se ti dico ora che stasera voglio fare sesso è abbastanza in anticipo?